Spazio italiano
Robot autonomi di Bologna contro i detriti spaziali
Il team Star-bots dell'Università di Bologna ha testato per l'ESA Academy uno sciame di cinque robot autonomi per la rimozione attiva dei detriti spaziali.
In breve
Studenti dell'Università di Bologna hanno testato, con il supporto dell'ESA, uno sciame di cinque robot autonomi che circondano e inseguono un oggetto che fluttua liberamente, per verificare come contribuire alla rimozione attiva dei detriti spaziali.
Punti chiave
- Il team Star-bots dell'Università di Bologna è stato selezionato per l'edizione 2026 del Programma ESA Academy Experiments.
- L'esperimento prevede uno sciame di cinque robot che circondano e seguono un oggetto non cooperativo che fluttua liberamente.
- Nel collaudo tre oggetti reali sono affiancati da tre virtuali sullo schermo, per simulare uno sciame su larga scala con il feedback dell'hardware reale.
- La rimozione attiva dei detriti consiste nell'afferrare gli oggetti inutilizzabili e modificarne l'orbita per farli bruciare in atmosfera.
- I test si sono svolti nel Laboratorio di Robotica Orbitale dell'ESA presso l'ESTEC, nei Paesi Bassi.
- Le piattaforme galleggiano su un'intercapedine d'aria micrometrica, che elimina l'attrito e replica le dinamiche spaziali in due dimensioni.
Uno sciame di cinque robot autonomi che circonda e insegue un oggetto che fluttua liberamente: è l’esperimento con cui il team Star-bots dell’Università di Bologna affronta il problema dei detriti spaziali. L’ESA ha presentato l’esperimento il 15 ottobre 2026. Gli studenti sono stati selezionati per l’edizione 2026 del Programma ESA Academy Experiments, che offre accesso a strutture di collaudo e assistenza tecnica, e hanno messo alla prova il loro sistema nel Laboratorio di Robotica Orbitale dell’agenzia presso l’ESTEC, nei Paesi Bassi, come raccontato nella scheda del progetto pubblicata dall’ESA.
Studenti italiani scelti dall’ESA
Il team Star-bots è una delle squadre scelte dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA, European Space Agency) per il Programma ESA Academy Experiments del 2026. Il programma mette a disposizione degli studenti strutture di collaudo professionali e supporto tecnico. Permette di verificare le proprie idee su hardware reale e non solo in simulazione.
Il problema dei detriti spaziali
Il numero di oggetti non funzionanti nello spazio è in crescita, secondo l’ESA. Alcuni sono satelliti arrivati a fine vita o rimasti senza carburante; altri si sono scontrati con altri oggetti, frammentandosi in pezzi più piccoli. La risposta su cui lavora il team italiano si chiama rimozione attiva dei detriti. È un processo di pulizia dello spazio che consiste nell’afferrare gli oggetti inutilizzabili e modificarne l’orbita. Così i detriti rientrano nell’atmosfera e bruciano.
Lo sciame di cinque robot autonomi
L’esperimento prevede uno sciame di cinque robot che operano insieme. I robot circondano e seguono un oggetto non cooperativo, cioè che non collabora alla propria cattura, e che fluttua liberamente. Per il collaudo gli studenti usano una combinazione di piattaforme reali e virtuali: la configurazione fisica comprende tre oggetti, e lo schermo ne mostra altri tre, virtuali, accanto agli originali.
“Per testare il nostro sistema stiamo utilizzando una combinazione di piattaforme robotiche reali e virtuali, che devono tutte operare insieme in modo autonomo. Questo approccio ci permette di simulare il comportamento di uno sciame su larga scala, mantenendo al contempo il feedback dell’hardware robotico reale”, spiega Carlo Dallara, membro del team.
Piattaforme reali e virtuali devono operare in modo autonomo come un unico sistema. La scelta permette di studiare comportamenti collettivi su larga scala.
Il collaudo presso l’ESTEC
I test si sono svolti nel Laboratorio di Robotica Orbitale dell’ESA presso l’ESTEC, il centro tecnico dell’agenzia nei Paesi Bassi. Ogni piattaforma galleggiante ha alla base cuscinetti ad aria che soffiano aria verso un pavimento estremamente piatto. Si crea così un’intercapedine di dimensioni micrometriche. Le piattaforme fluttuano senza alcun attrito. Questo stato simulato di galleggiamento libero in assenza di gravità, in due dimensioni, riproduce fedelmente le dinamiche dello spazio.
Fonti: