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Nane brune, alba marziana e tute lunari: la NASA misura dove i modelli si fermano

L'8 ottobre 2026 la NASA ha annunciato i primi risultati scientifici del telescopio spaziale SPHEREx, che ha osservato 37 nane brune.

Pubblicato 13 ottobre 2026 Aggiornato 13 ottobre 2026 5 min di lettura Capire lo spazio
Nane brune, alba marziana e tute lunari: la NASA misura dove i modelli si fermano

In breve

Nane brune osservate da SPHEREx, alba marziana fotografata da Curiosity, satelliti morti ispezionati da SSPICY e tute lunari da scaricare: la NASA mostra come la misura diretta preceda la teoria.

Punti chiave

  • SPHEREx ha osservato 37 nane brune in 102 colori, rivelando atmosfere ricche di acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio e metano
  • Curiosity ha scattato l'11 agosto 2026 il panorama più dettagliato degli yardang del Monte Sharp e ha superato 1 chilometro di dislivello su Marte
  • La missione SSPICY, lanciata il 1° ottobre 2026, ispezionerà fino a quattro oggetti inoperativi in orbita senza toccarli
  • La Lunar Grounding Challenge offre fino a 150.000 dollari per neutralizzare la carica elettrica delle tute lunari, con consegne entro il 15 gennaio 2027

L’8 ottobre 2026 la NASA ha annunciato i primi risultati scientifici del telescopio spaziale SPHEREx, che ha osservato 37 nane brune. Questi oggetti si collocano a metà strada tra stelle ed esopianeti: nascono come le stelle ma non riescono a bruciare idrogeno. Nei giorni precedenti, l’agenzia ha diffuso un panorama dell’alba su Marte scattato dal rover Curiosity. Ha lanciato la missione SSPICY per ispezionare i satelliti dismessi. Ha anche aperto una sfida pubblica da 150.000 dollari sulla sicurezza elettrica delle tute lunari. Quattro annunci che raccontano una stessa strategia: misurare prima di spiegare, nei luoghi più ostili del sistema solare.

Atmosfere ricche nelle nane brune più fredde

Le nane brune si formano dal collasso di nuvole di gas, come le stelle. Non hanno però massa sufficiente a sostenere la fusione dell’idrogeno nel nucleo. Brillano debolmente di calore interno e, a differenza dei pianeti, non orbitano attorno a nessuna stella: sono oggetti liberi, che si raffreddano lentamente da soli. Per questo gli scienziati le descrivono come “goth”. Sono corpi celesti indipendenti, destinati a svanire nell’eternità da soli. Lo riassume Zafar Rustamkulov, autore principale dello studio pubblicato su The Astrophysical Journal e ripreso da NASA.

SPHEREx è stato lanciato nel marzo 2025 ed è gestito dal Jet Propulsion Laboratory. Ha osservato 37 nane brune vicine, coprendo l’intera gamma di temperature della categoria. Le temperature vanno da circa 4.000 gradi Fahrenheit (2.200 Celsius) fino a meno 10 Fahrenheit, cioè meno 20 Celsius. Le atmosfere rivelate sono ricche di acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio e metano, molecole simili a quelle dei giganti gassosi del nostro sistema solare.

Il telescopio misura la luminosità di ciascun oggetto in 102 colori diversi, dal rosso profondo visibile all’infrarosso. Quelle lunghezze d’onda sono praticamente invisibili da terra, perché il vapore acqueo dell’atmosfera le assorbe. I modelli attuali seguono la tendenza chimica generale, ma faticano a riprodurre le transizioni nuvolose. Nessuno spettro di due nane brune alla stessa temperatura è identico. Lo studio copre tre dozzine di oggetti. Migliaia sono già in coda per l’analisi.

Osservare le nane brune è, curiosamente, un progetto secondario per SPHEREx. La missione principale scatta circa 3.600 immagini al giorno per mappare centinaia di milioni di galassie. L’obiettivo è ricostruire i primissimi istanti dopo il big bang, l’evento che ha dato origine all’universo.

L’alba marziana che Curiosity aspettava dal 2014

Lo stesso filo, leggere la storia di un mondo nei colori della sua atmosfera, lega le nane brune a Marte. L’11 agosto 2026 il rover Curiosity ha scattato il panorama più dettagliato mai ottenuto delle scogliere scolpite dal vento sul Monte Sharp. Era il 4.982esimo sol della missione. Il sol è un giorno marziano, di 24 ore e 37 minuti. Le sei immagini, assemblate sulla Terra dopo l’arrivo dei dati, mostrano le creste illuminate in tinte blu all’alba locale, alle 8:30. A differenza della maggior parte delle foto di Curiosity, l’elaborazione non ha corretto il bilanciamento del bianco, preservando l’aspetto reale del mattino.

Lo strato delle creste, chiamate yardang, si estende per circa 16 chilometri (10 miglia) sul versante nord-occidentale del Monte Sharp. La montagna è alta 5 chilometri. Il rover la risale dal 2014. Curiosity ha appena superato un altro primato: 1 chilometro (0,6 miglia) di dislivello, il più alto mai raggiunto su Marte. Lo strato degli yardang è visivamente anomalo, con colore sbagliato e inclinazioni strane, quasi come intonaco appiccicato alla montagna.

Lo strato degli yardang sembra fuori posto. Ma è proprio questo che rende emozionante arrivarci. Nessuno sa con certezza cosa lo ha creato: un’idea è che possa essere cenere depositata da antiche eruzioni vulcaniche, ha detto Ashwin Vasavada, scienziato di missione al Jet Propulsion Laboratory.

Nel 2027 la squadra punta alla base delle scogliere, dove il braccio robotico raccoglierà dati finora impossibili.

Dai telescopi ai satelliti morti: il passo di SSPICY

Alcune tecniche permettono a un telescopio di leggere un’atmosfera a anni luce. In orbita terrestre bassa le stesse tecniche servono a leggere lo stato di salute di un satellite morto. Il 1° ottobre 2026 la NASA ha lanciato da Vandenberg la missione SSPICY, Small Spacecraft Propulsion and Inspection Capability. Si tratta di una dimostrazione tecnologica affidata alla compagnia Starfish Space. All’inizio del 2027 il veicolo Otter si avvicinerà fino a poche centinaia di metri a quattro oggetti statunitensi inoperativi, satelliti e stadi di razzo. Userà software autonomo con un minimo di intervento dal suolo.

Durante ogni ispezione, Otter raccoglierà velocità di rotazione, orientamento e condizioni superficiali. Un sistema di propulsione elettrica consentirà il transito tra gli obiettivi, mentre un braccio robotico articolato testerà la manovra fine tra orbite diverse. Il veicolo non toccherà né aggancerà alcun satellite. Lo scopo è preparare future missioni di riparazione in orbita o di rimozione sicura verso l’atmosfera terrestre. Migliaia di satelliti vengono lanciati ogni anno e i detriti orbitali sono il rischio che cresce più rapidamente.

Come si scarica un astronauta sulla Luna

Il problema dei detriti trova un parallelo sui limiti estremi del sistema solare interno, dove anche una passeggiata diventa un rischio elettrico. Sul polo sud lunare, camminare sul suolo carica la tuta per attrito, come un maglione in inverno, e il plasma circostante aggiunge carica. Nelle regioni in ombra permanente la luce del Sole non arriva mai. Lì manca la radiazione che normalmente libera gli elettroni in eccesso, e la tuta può accumulare un potenziale negativo considerevole. La superficie lunare non offre meccanismi naturali per scaricarla.

Il momento critico è il rientro. Il lander, cioè il veicolo di discesa fermo in zona illuminata, ha un potenziale leggermente positivo. Quando l’astronauta caricato si avvicina, la differenza di potenziale può generare un arco elettrico capace di danneggiare gli strati della tuta, i circuiti e l’ambiente ricco di ossigeno interno. Per questo la NASA ha aperto il 5 ottobre 2026 la Lunar Grounding Challenge. La sfida prevede fino a 150.000 dollari di premi per un dispositivo che neutralizzi la carica prima del contatto. Le proposte si consegnano entro il 15 gennaio 2027.

Dove i modelli si fermano comincia la misura

Quattro annunci, un tratto condiviso: la misura diretta arriva prima della teoria. Le nane brune mostrano che i modelli chimici funzionano fino alle transizioni nuvolose, poi si sbagliano. Gli yardang marziani restano senza una spiegazione certa. SSPICY raccoglie dati su oggetti mai ispezionati da vicino, e la sfida lunare nasce dal fatto che nessun progetto attuale sa come scaricare una tuta. La costruzione parte sempre da ciò che non si sa spiegare.

Cosa cambia adesso? Per SPHEREx, l’analisi di migliaia di nuovi spettri potrà indicare dove i modelli vanno corretti. Per Curiosity, i mesi prossimi trascorreranno negli strati ricchi di solfati e carbonati, segni di antica essiccazione. Per SSPICY, l’inizio del 2027 dirà se l’ispezione autonoma funziona in condizioni reali. Per la Luna, tutto dipende dalle idee che arriveranno entro gennaio.

Fonti: