Missioni e lanci
Hera frenata: la manovra ESA per raggiungere Didymos e Dimorphos
La missione Hera frenata inizia giovedì 15 ottobre, quando tre propulsori si accenderanno per 93 minuti di combustione continua.
In breve
Due anni dopo il lancio, la sonda Hera dell'ESA frena per raggiungere gli asteroidi Didymos e Dimorphos: la manovra principale, il 15 ottobre 2026, accenderà tre propulsori a idrazina per 93 minuti, seguita da una seconda frenata di 31 minuti il 22 ottobre.
Punti chiave
- Hera è stata lanciata il 7 ottobre 2024 da Cape Canaveral, poco prima dell'uragano Milton.
- La sonda vola oggi a più di 12 chilometri al secondo rispetto alla Terra.
- La manovra BRM-1, prevista il 15 ottobre, durerà 93 minuti con tre propulsori a idrazina accesi contemporaneamente.
- La frenata ridurrà la velocità di Hera di alcune centinaia di metri al secondo rispetto al sistema Didymos.
- La seconda manovra BRM-2, il 22 ottobre, durerà circa 31 minuti e sarà seguita da tre manovre di transizione.
- Dimorphos è il primo oggetto del Sistema Solare modificato dall'azione umana, colpito dalla NASA con DART nel 2022.
La sonda Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta per affrontare la sua manovra più impegnativa dal lancio. Si tratta di una serie di frenate per rallentare e avvicinarsi agli asteroidi Didymos e Dimorphos. La sonda è stata lanciata il 7 ottobre 2024 da Cape Canaveral, in Florida, poco prima dell’arrivo dell’uragano Milton. Vola da due anni nello spazio profondo. È ora tempo di rallentare. La missione Hera frenata inizia giovedì 15 ottobre, quando tre propulsori si accenderanno per 93 minuti di combustione continua.
Hera rallenta per raggiungere gli asteroidi Didymos
Dal lancio, come ricorda l’ESA nella pagina della missione, gran parte della traiettoria è stata affidata alla gravità, secondo le leggi di Isaac Newton. Il percorso è stato punteggiato da due manovre in spazio profondo e da un sorvolo cruciale di Marte nella primavera del 2025. Il sorvolo ha deviato la rotta della sonda. Ha anche aumentato la sua velocità.
Oggi Hera viaggia a più di 12 chilometri al secondo rispetto alla Terra, circa 43.000 chilometri all’ora. Come un’automobile da corsa che cambia corsia, ha prima attraversato l’orbita di Marte. Ora si avvicina all’orbita del sistema binario Didymos. Ma per essere catturata dalla gravità degli asteroidi, la sonda deve quasi eguagliare la loro velocità. Senza frenare, Hera sfreccerebbe oltre il suo obiettivo come un treno che non si ferma alla stazione.
Come funzioneranno le manovre di frenata
Il 15 ottobre Hera ruoterà su se stessa in modo che l’anello di propulsori Orbit Control Thrusters punti verso il sistema Didymos. Tre di questi propulsori a idrazina si accenderanno contemporaneamente per un totale di 93 minuti. La velocità della sonda rispetto agli asteroidi si ridurrà di alcune centinaia di metri al secondo.
Si tratta di un volo delicato. Anche i Reaction Control Thrusters, installati a coppie sulle punte del corpo cubico della sonda, dovranno contribuire a mantenere l’orientamento. Una regolazione fine degli stessi propulsori principali fornirà ulteriore aiuto. Prima della manovra, il 2 ottobre, il team ha eseguito un breve test di accensione e poi ha generato la sequenza completa di telecomandi.
A questo punto inizia davvero il lavoro più duro per noi: useremo i dati dei sensori di guida, navigazione e controllo di Hera più i dati di telemetria, di ranging e Doppler per verificare che la direzione e l’entità della frenata corrispondano al delta-v previsto, spiega Francesco Castellini, ingegnere del team Flight Dynamics dell’ESA.
La verifica passerà da una delle due antenne da 35 metri di diametro a New Norcia, in Australia. Dopo pochi giorni di controlli, la sequenza per la seconda manovra, BRM-2, sarà trasmessa alla sonda. Si accenderà la mattina presto di giovedì 22 ottobre per circa 31 minuti. Completerà la maggior parte della riduzione di velocità necessaria e compenserà eventuali scostamenti della prima manovra. Seguiranno, verso fine mese, tre manovre di transizione più piccole che porteranno la velocità relativa di Hera quasi a zero.
Obiettivo: l’indagine sull’impatto di DART
Il motivo della frenata è una sorta di indagine sulla scena di un incidente spaziale. Nel 2022 la sonda NASA DART ha colpito deliberatamente Dimorphos, il satellite che ruota attorno all’asteroide Didymos, per spostarne l’orbita. Dimorphos è così diventato il primo oggetto del Sistema Solare modificato dall’azione umana.
Hera eseguirà un’ispezione da vicino per raccogliere dati sull’asteroide e sulla sua risposta all’impatto. L’ispezione risponderà a domande chiave della difesa planetaria. Se l’umanità dovesse un giorno deviare un asteroide in rotta di collisione con la Terra, servirà sapere con precisione quanto funziona questa tecnica. Quella che resta da confermare è proprio la misura dell’effetto reale dell’impatto, dato che le osservazioni da Terra forniscono solo stime indirette. Per chi voglia seguire il viaggio, l’ESA mette a disposizione l’Hera Space Companion, una piattaforma interattiva collegata in tempo reale ai dati della missione.
Fonti: