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Nebulosa di Orione, Rosetta e materia oscura: tre immagini NASA

Tra il 24 e il 26 ottobre la NASA ha pubblicato il selfie di Rosetta, una simulazione della materia oscura e la Nebulosa di Orione, M42, visibile a occhio nudo.

Pubblicato 26 ottobre 2026 Aggiornato 26 ottobre 2026 2 min di lettura Capire lo spazio
Nebulosa di Orione, Rosetta e materia oscura: tre immagini NASA

In breve

La NASA ha pubblicato tre immagini astronomiche tra il 24 e il 26 ottobre: la Grande Nebulosa di Orione (M42), a 1500 anni luce e visibile a occhio nudo; il selfie di Rosetta del 7 ottobre 2014, preso a 16 chilometri dalla cometa 67P; e una simulazione della materia oscura dallo spettacolo Dark Universe dell'Hayden Planetarium.

Punti chiave

  • M42, la Grande Nebulosa di Orione, si trova a 1500 anni luce e si estende per circa 40 anni luce.
  • La nebulosa è visibile a occhio nudo vicino alle tre stelle della cintura di Orione.
  • Il selfie di Rosetta fu scattato il 7 ottobre 2014 a 16 chilometri dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
  • L'immagine di Rosetta fu l'ultima della camera CIVA prima della separazione del lander Philae, avvenuta il 12 novembre 2014.
  • La materia oscura non è più considerata la fonte di gravità più strana dell'universo: ora è l'energia oscura.

La Grande Nebulosa di Orione è anche nota come M42. È una delle regioni di nascita stellare più famose di tutto il cielo. Si trova a soli 1500 anni luce da noi e si estende per circa 40 anni luce. La rubrica Astronomy Picture of the Day della NASA le ha dedicato l’immagine di lunedì 26 ottobre. Nei due giorni precedenti la rubrica aveva pubblicato un autoritratto della sonda Rosetta presso la cometa 67P, sabato 24, e una simulazione della materia oscura, domenica 25. La rubrica pubblica ogni giorno una fotografia o una visualizzazione astronomica con una spiegazione divulgativa.

Il selfie di Rosetta a 472 milioni di chilometri dalla Terra

Il 7 ottobre 2014 la sonda Rosetta scattò un autoritratto. Era il cacciatore di comete dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Si trovava a circa 472 milioni di chilometri dalla Terra, oltre tre volte la distanza Terra-Sole. La sonda si trovava però a soli 16 chilometri dalla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, una distanza minima su scala spaziale. Nell’immagine, il selfie della missione pubblicato dall’ESA, polvere e gas sfuggono dal curioso nucleo a doppio lobo della cometa. La luce del Sole risplende su uno dei pannelli solari lunghi 14 metri.

La foto nasce dalla combinazione di due esposizioni, una breve e una lunga. Le esposizioni sono state realizzate con il sistema di camere CIVA, installato sul modulo di atterraggio Philae. Il lander era ancora agganciato alla sonda madre, chiamata orbiter. Fu l’ultima immagine della camera di Philae prima della separazione, avvenuta il 12 novembre 2014. Il sito di atterraggio prescelto si trovava sull’emisfero visibile del lobo più piccolo del nucleo. Subito dopo la separazione il lander scattò un’ultima foto verso l’orbiter. Poi iniziò la discesa.

La ragnatela invisibile della materia oscura

Il 25 ottobre la rubrica aveva mostrato un fotogramma dello spettacolo Dark Universe dell’Hayden Planetarium dell’American Museum of Natural History. Il fotogramma era tratto da una simulazione della materia oscura. I filamenti di questa materia invisibile, disegnati in nero, si distribuiscono nell’universo come ragnatele, mentre i rari ammassi di materia ordinaria appaiono in arancione. Le simulazioni combaciano statisticamente con le osservazioni astronomiche.

Secondo la NASA, la gravità della materia oscura è la spiegazione principale della rapida rotazione delle galassie. Spiega anche le loro orbite veloci negli ammassi. Spiega inoltre la forte deflessione della luce da parte delle lenti gravitazionali. Un dettaglio aggiuntivo: la materia oscura non è più considerata la fonte di gravità più strana dell’universo. Questo titolo spetta ora all’energia oscura, una repulsione più uniforme che sembra dominare l’espansione dell’intero universo.

Dove trovare la Nebulosa di Orione nel cielo

L’immagine della Grande Nebulosa di Orione usa colori assegnati. L’emissione dell’idrogeno, l’elemento più abbondante dell’universo, mette in risalto veli e filamenti di polvere e gas. Questi si trovano attorno a stelle giovani e calde. La nebulosa contiene molti asili stellari, getti stellari che sputano materiale ad alta velocità e un brillante ammasso aperto di stelle noto come Trapezio. Si può vedere a occhio nudo, vicino alle tre stelle della cintura di Orione, una delle costellazioni più facili da riconoscere. La nebulosa si trova nello stesso braccio a spirale della nostra galassia in cui si trova il Sole.

Fonti: