Spazio italiano
European Research Council: i fondi arrivano, i ricercatori si fermano alla questura
I dati del bando pubblicati dallo European Research Council mostrano un'anomalia precisa.
In breve
Il bando 2026 degli Starting Grant dello European Research Council premia 421 giovani scienziati con 705 milioni di euro. L'Italia forma molti dei vincitori ma ne attira pochi, e le attese del permesso di soggiorno, sopra i sette mesi per alcuni, sono tra le cause del divario. A Trieste arriva comunque Sprout, il progetto di Thales Gutcke da 1,67 milioni di euro sulle prime galassie nane.
Punti chiave
- Lo European Research Council ha assegnato 705 milioni di euro a 421 vincitori degli Starting Grant 2026, con un successo dell'8,8 per cento.
- L'Italia ha 50 vincitori per nazionalità ma ne attrae solo 22 come paese di destinazione, sesta in Europa.
- Il progetto Sprout di Thales Gutcke, da 1,67 milioni di euro in cinque anni, simulerà la nascita delle prime galassie nane dell'universo.
- I ricercatori extra-UE aspettano il permesso di soggiorno anche oltre sette mesi, perdendo osservazioni e seminari internazionali.
- La ricevuta postale non consente viaggi nell'area Schengen, bloccando la partecipazione a collaborazioni scientifiche europee.
- Un canale diretto tra enti di ricerca e amministrazione è la riforma proposta per attrarre talenti.
Ogni anno una parte della ricerca mondiale si decide in una semplice email, spesso arrivata al mattino presto. Quella email porta il logo dello European Research Council, il principale organismo europeo che finanzia la scienza di frontiera. In quel caso cambia la carriera di uno scienziato e il volto di un istituto. Nel bando 2026 degli Starting Grant, riservato ai giovani ricercatori che stanno affermando la propria indipendenza, l’organismo ha assegnato 705 milioni di euro a 421 vincitori, su un record di 4807 candidature: un tasso di successo dell’8,8 per cento, cioè meno di un progetto accettato ogni undici presentati. Fra questi nomi c’è anche quello di Thales Gutcke, astrofisica teorica che studia la formazione delle galassie. La sua storia, però, racconta due cose insieme: come nasce la scienza di alto livello e quanto è fragile il terreno su cui atterra.
Il progetto si chiama Sprout e ha un finanziamento di 1,67 milioni di euro su cinque anni.
Un paradosso italiano nei numeri dello European Research Council
I dati del bando pubblicati dallo European Research Council mostrano un’anomalia precisa. L’Italia è seconda per nazionalità dei vincitori, con 50 italiani, seconda solo alla Germania. Ma l’Italia è solo sesta come paese di destinazione. Soltanto 22 dei 421 vincitori, cioè uno su venti, hanno scelto un’università o un ente di ricerca italiani per condurre il proprio progetto. La Svizzera e i Paesi Bassi fanno meglio. Poiché il finanziamento segue il ricercatore e va all’istituzione che lo ospita, la differenza si traduce in decine di milioni di euro che finiscono altrove.
Il paradosso, sottolineato da chi analizza questi dati da anni, non sono gli italiani che vanno all’estero. È il numero ridotto di stranieri che scelgono di venire in Italia. Il bando prevede che circa un milione e mezzo di euro per ogni singolo progetto serva a costruire il proprio gruppo di ricerca. I collaboratori possono avere qualunque nazionalità. Chi sceglie un paese burocraticamente ostile ai ricercatori extra-UE parte dunque penalizzato proprio nella fase critica, quella di reclutamento. Le stesse stime dell’organismo indicano che i fondi del bando creeranno oltre 2700 posti di lavoro nei team europei: la domanda è dove.
Sprout: dal piccolo seme alla galassia nana
Una risposta possibile arriva da Trieste. Gutcke si trasferirà dall’Institute for Astronomy dell’Università delle Hawaii all’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica. Il progetto si chiama Sprout e ha un finanziamento di 1,67 milioni di euro su cinque anni. L’obiettivo è ricostruire una storia lunga oltre 13 miliardi di anni: le prime galassie dell’universo erano, per necessità, galassie nane, ossia oggetti piccoli e poveri di stelle. Quelle galassie erano i semi da cui è cresciuta la popolazione di galassie che osserviamo oggi.
Sprout svilupperà simulazioni cosmologiche a risoluzione senza precedenti, per modellare direttamente processi che finora le simulazioni su larga scala devono approssimare: supernove, espulsione e accrescimento di gas, la forgiatura dei primi elementi pesanti, la nascita di ammassi stellari densi e di buchi neri. Il progetto farà da ponte tra le galassie individuate all’alba cosmica dal telescopio spaziale James Webb e i loro discendenti nell’universo locale. Questi discendenti sono osservati da missioni come Euclid, Desi e Rubin. I fondi serviranno anche ad ampliare il centro di calcolo di Trieste e ad assumere tre ricercatori post-doc e due dottorandi: un intero gruppo costruito da zero. Un dettaglio che conta: Gutcke è tedesca, la sua famiglia si sposta dall’altra parte del mondo, e il marito è italiano.
Il permesso di soggiorno che blocca le carriere
Proprio il caso di chi arriva da fuori mostra il lato fragile del sistema. Una ricercatrice indiana di 27 anni sta completando in Italia un dottorato su galassie e buchi neri. Ha aspettato più di cinque mesi il primo permesso di soggiorno. Ha aspettato più di sette mesi il secondo, dopo una domanda presentata a ottobre 2025. In attesa ha dovuto rinunciare a marzo 2026 a un’osservazione rara in Cile e a un seminario presso l’Eso, l’Osservatorio europeo australe. Senza permesso, la libertà di muoversi resta drasticamente limitata. La ricevuta rilasciata dalle Poste consente solo viaggi diretti di andata e ritorno verso il proprio paese d’origine. Non consente viaggi verso il resto dell’area Schengen.
Le storie si somigliano. Un ricercatore di astrofisica delle alte energie, 27 anni, ha raccontato di esser stato spinto via in malo modo da un ufficio, con conseguenze sul suo benessere psicologico. Hemanth, 32 anni, specializzato in strumentazione, deve rinunciare a incontri con le grandi collaborazioni internazionali a cui partecipa, dall’Agenzia spaziale europea in Francia ai Paesi Bassi. Il paese perde due volte: perde l’opportunità per il ricercatore e indebolisce progetti in cui ha investito molto. Chi ha vissuto esperienze analoghe in Germania, Svezia o Austria descrive procedure molto più semplici. In Germania la stessa ricercatrice ottenne un documento temporaneo lo stesso giorno della scadenza del permesso. Non servì un appuntamento.
Chi resta, chi consiglia, cosa può cambiare
I giudizi dei ricercatori sono sfaccettati ma convergenti sul punto. La qualità scientifica italiana è descritta come eccellente e l’ambiente di ricerca collaborativo. Il problema è tutto altrove. Due ricercatori su due sconsigliano l’Italia ai colleghi stranieri, anche se uno di loro incoraggia tutti a venire come turisti. Solo chi ha avuto un supervisore che l’ha attivamente aiutata consiglia il paese, e a precise condizioni. Le procedure amministrative, ricorda una ricercatrice nelle atmosfere planetarie, sono interconnesse: tessera sanitaria, codice fiscale, questura. Un ritardo in un ufficio si ripercuote sugli altri.
Gestori e tutor dei dottorandi stranieri propongono una strada concreta. Suggeriscono un canale diretto tra università, enti di ricerca e amministrazione. Il canale non prevede privilegi, ma è proporzionato al fatto che questi ricercatori hanno un contratto o una borsa italiana. Dunque sono invitati formalmente dal paese. Nel frattempo l’Europea Research Council continua a premiare le competizioni aperte. I ricercatori stranieri continuano a scegliere destinazioni dove l’attesa si conta in giorni e non in mesi. Tra il telescopio che guarda le prime galassie e la ricevuta scritta a mano che permette di tornare a casa non c’è solo la scienza. La differenza la fa la burocrazia.
Fonti: