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IAC 2026: l'ESA punta a essere un partner forte dopo l'ISS

"Non per isolare l'Europa, anzi: per essere un partner molto forte con i molti paesi con cui già lavoriamo", ha detto Aschbacher.

Pubblicato 7 ottobre 2026 Aggiornato 7 ottobre 2026 3 min di lettura Spazio italiano
IAC 2026: l'ESA punta a essere un partner forte dopo l'ISS

In breve

Ai primi due giorni del IAC 2026 di Antalya l'ESA ha intrecciato nuova cooperazione internazionale (NASA, India, Emirati, Canada, Australia) con la costruzione di autonomia europea in vista della fine della ISS. La firma con Vast e le decisioni attese a Roma a dicembre, incluso un eventuale veicolo europeo per gli astronauti, segnano il percorso.

Punti chiave

  • Il 77° IAC si tiene ad Antalya dal 5 al 9 ottobre 2026, per la prima volta in Turchia, col tema 'The World Needs More Space'.
  • Secondo l'OCSE, i sistemi spaziali sostengono più della metà delle 16 infrastrutture critiche dei paesi membri.
  • L'ESA ha firmato un memorandum con Vast per preparare il periodo post-ISS e mantenere l'accesso europeo alla microgravità.
  • Il Meeting Ministeriale Intermedio di Roma a dicembre deciderà le capacità autonome europee, incluso il trasporto di astronauti.
  • Il rinnovo dell'accordo ESA-ISRO apre a cooperazione su volo umano, Luna, clima e scienza.
  • Una targa con semi di Zinnia elegans e Capsicum annuum volati su Artemis II ha sigillato il bilaterale con la NASA.

Il partner forte di un congresso mondiale che mette lo spazio al servizio della società

Per due giorni consecutivi l’Agenzia Spaziale Europea ha tenuto il banco al 77° Congresso Internazionale degli Astronauti (IAC 2026), in corso ad Antalya, in Turchia. Il congresso è organizzato dalla Federazione Astronautica Internazionale e ospitato dall’Agenzia Spaziale Turca con il cluster aerospaziale SAHA İstanbul. Si svolge per la prima volta in Turchia e va dal 5 al 9 ottobre. Il tema è “The World Needs More Space”, il mondo ha bisogno di più spazio. La cerimonia di apertura ha riunito il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il ministro dell’Industria e della Tecnologia Mehmet Fatih Kacır e la presidente della IAF Gabriella Arrigo.

Il Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher ha usato la prima giornata per fissare una tesi precisa: più attività in orbita non basta. Lo spazio, ha detto, deve essere giudicato da come serve le persone, le società e i paesi. Non è un’astrazione: i sistemi spaziali sostengono oggi la navigazione, le comunicazioni, le previsioni del tempo, il monitoraggio ambientale e la risposta alle emergenze. Secondo i dati dell’OCSE citati da Aschbacher, i sistemi satellitari stanno dietro a più della metà delle 16 infrastrutture critiche dei paesi dell’Organizzazione. Elettricità, banche, sanità e trasporti dipendono in parte da ciò che orbita sopra le nostre teste.

Cooperazione con scopo: il partners europei cercano

La seconda parola chiave di Antalya è cooperazione, ma con un obiettivo dichiarato: la forza. Alla tavola rotonda ministeriale sullo spazio come priorità strategica nazionale, moderata da Aschbacher, sedevano delegazioni di Turchia, Emirati Arabi Uniti, Spagna, Polonia e Uzbekistan. Il presidente dell’Agenzia Spaziale Turca Yusuf Kıraç ha riassunto il clima. Il futuro dello spazio non sarà costruito da un solo paese o da una sola agenzia.

Nella plenaria dei capi di agenzia Aschbacher ha elencato la rete europea. NASA sulle missioni Artemis, più Giappone, Australia, Emirati Arabi Uniti, India e il partner storico Canada. L’evento “Ignition” della NASA ha delineato un nuovo approccio all’esplorazione lunare. Ha colpito l’ESA al punto che Aschbacher ha parlato di ispirazione “a essere audaci” e a diventare un partner forte. Il giorno dopo la retorica è diventata agenda. C’è stato un bilaterale con il vice amministratore NASA Matt Anderson. Ha ricevuto una targa commemorativa contenente semi di Zinnia elegans e Capsicum annuum. I semi sono volati attorno alla Luna a bordo di Artemis II. Seguì il confronto con l’ISRO indiana. Fu il primo dopo il rinnovo dell’accordo di cooperazione firmato due settimane prima. Il dialogo era aperto a volo umano, esplorazione lunare, clima e missioni scientifiche. Completavano il quadro gli incontri con l’Emirates. A fine prima giornata, l’ESA ha incontrato il presidente ad interim dell’agenzia canadese Jean-Claude Piedboeuf. Ha incontrato anche il capo dell’agenzia australiana Enrico Palermo.

Non per isolare l’Europa, anzi: per essere un partner molto forte con i molti paesi con cui già lavoriamo, ha detto Aschbacher.

Autonomia europea dopo la Stazione Spaziale Internazionale

Dietro la diplomazia c’è una scadenza concreta: la fine delle operazioni della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il suo rientro controllato. L’ESA ha firmato ad Antalya un memorandum d’intesa con l’azienda americana Vast. Esso continua una collaborazione avviata. Apre la strada a una possibile cooperazione in orbita terrestre bassa. Lo scopo è mantenere l’accesso europeo alla ricerca in microgravità e le future possibilità di volo per gli astronauti europei una volta spenta la Stazione.

La questione dell’autonomia arriverà a una prova formale. Aschbacher ha confermato che l’ESA ha un mandato chiaro per preparare le decisioni del Meeting Ministeriale Intermedio di Roma, a dicembre. Tra le domande sul tavolo c’è se l’Europa debba sviluppare una propria capacità di trasporto per gli astronauti. In parallelo, lo stand ESA, 150 metri quadri sotto il tema “Elevating the Future of Europe”, esponeva i cinque obiettivi della Strategia 2040. Una tavola rotonda sui grandi costellazioni satellitari in orbita bassa fu guidata da Gisela Süss e Charlotte Mathieu. Riunì Regno Unito, Germania, Portogallo e il consulente Novasary per discutere crescita di mercato, governance legale e uso sostenibile delle orbite.

Cosa cambia dopo Antalya

Il calendario ora detta i tempi. Entro dicembre l’ESA deve portare a Roma opzioni concrete su trasporto e capacità autonome. I colloqui con India, Stati Uniti, Canada, Australia e Turchia dovranno trasformarsi in progetti condivisi. Restano aperti i nodi. L’Europa costruirà o no il proprio veicolo per astronauti. Chi ospiterà la ricerca in microgravità dopo l’ISS e come si governeranno le orbite sempre più affollate restano domande aperte. Antalya non ha chiuso nessuna di queste domande, ma le ha inserite in un percorso con una data e un luogo precisi.

Fonti: